Trasporto aereo e turismo: quali relazioni e sinergie. Intervista ad un esperto

In periodi di crisi, tornano spesso alla ribalta considerazioni e analisi sui motivi e sulle possibili soluzioni. Le riflessioni su quanto potrebbe contribuire il comparto turistico sull’economia nazionale e sulla conseguente capacità di assorbimento occupazionale e di fornire posti di lavoro nel turismo non è una riflessione di poco conto. Il nostro paese ha, potenzialmente, tutte le caratteristiche e le attrattive storico-paesaggisitiche per fare del turismo la punta di diamante della propria economia. Eppure non è così e, in molti casi, vive grazie alla straordinaria dedizione e infinito impegno di singoli operatori che si muovono in un ambito ancora troppo scarso di coordinazione e sinergie. Sinergie, per esempio, tra sistema earoportuale e strutture recettive.
diego-petruccelliNe parliamo con il dottor Diego Petruccelli, consulente e responsabile della riorganizzazione della società “Aeroporti di Puglia S.p.A.” Ne emergono dati interessanti sullo stato dell’arte dell’industria turistica in questa meravigliosa regione.

Dottor Petruccelli, di cosa parliamo quando parliamo di sistema aeroportuale pugliese? Si tratta di un’insieme di strutture coordinate tra loro?
Il sistema aeroportuale pugliese comprende quattro Aeroporti: quelli di Bari, Brindisi, Foggia e Grottaglie (Taranto); tutti e quattro gli aeroporti sono gestiti da un’unica società “Aeroporti di Puglia S.p.A.” di proprietà della Regione Puglia.
Si tratta di una particolarità molto interessante nel panorama italiano, dove spesso aeroporti a pochi chilometri di distanza come Bologna, Forlì e Rimini o Pisa e Firenze sono gestiti da società diverse con situazioni di competizione e conflitto che creano non pochi problemi e ricadute anche per il turismo.

A proposito di questo rapporto aeroporti-turismo, tra gli aeroporti pugliesi ce n’è uno a maggior vocazione turistica?
Gli aeroporti di Bari e Brindisi sono decisamente più importanti per il traffico passeggeri e in particolare per il traffico turistico; per la posizione geografica Bari tende a servire maggiormente il polo turistico del Gargano, a nord della regione, mentre Brindisi serve soprattutto il territorio salentino a sud.

Quali ricadute ha, o potrebbe avere su tutto il comparto turistico pugliese, un sistema aeroportuale razionalizzato e ben organizzato?
Il forte sviluppo di collegamenti degli ultimi anni, soprattutto delle compagnie low cost, ha prodotto innegabili benefici in termini di flussi turistici; nel 2010, secondo i nostri calcoli il 25 % dei turisti italiani è arrivato in Puglia in aereo mentre dei turisti stranieri ben il 55% è atterrato a Bari o Brindisi. Con una azione forte e, soprattutto, con un sforzo di coordinamento fra operatori del turismo ed Aeroporti Di Puglia si potrebbero ottenere risultati anche più consistenti e tali da mettere riparo ai due grandi problemi del turismo pugliese, la fortissima stagionalità e la scarsità della componente di turisti stranieri.

L’industria della ricezione turistica pugliese a che livelli è?
Rispetto alle grandissime potenzialità, legate ad esempio agli 800 km di coste e un insieme di parchi naturali e di patrimonio artistico culturale di grande livello, il turismo pugliese è poco sviluppato: basta pensare che il turismo contribuisce a creare solo il 6% del PIL regionale, rispetto al 21% della Liguria o al 16% del Veneto, per non parlare di Valle d’Aosta o Trentino Alto Adige che presentano valori anche maggiori.
Con circa 13 milioni di presenze annue ha meno di metà delle presenze della Liguria (e sta ancora peggio rispetto a Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Lazio, Provincia di Bolzano) e, per restare in un ambito geografico molto vicino, un terzo delle presenze rispetto alla regione costiera della Croazia. I problemi sono evidenti: il 55% degli arrivi di turisti si concentra nei mesi di Luglio e Agosto (la media italiana è del 39%) e solo il 14% dei turisti viene dall’estero – ovviamente i due fenomeni sono correlati in quanto sono proprio i turisti stranieri che tendono a venire in Italia in mesi differenti da Luglio ed Agosto. La stagione turistica è quindi molto intensa e molto breve, con fenomeni di congestione e di prezzi eccessivi in alta stagione, che gli operatori praticano per bilanciare i molti mesi di chiusura o di attività molto limitata. Una situazione che, proprio per queste criticità mette in luce quanto lavoro ci sarebbe da fare e quante potenzialità inespresse ancora vi sono.

Nel migliore dei mondi possibili che tipo di sinergie dovrebbero esserci tra un sistema aeroportuale regionale e un’industria turistica di ottimo livello?
Negli ultimi dieci anni il mondo del trasporto aereo è sostanzialmente cambiato in Europa, per l’affermarsi delle compagnie Low Cost – soprattutto Ryanair, che è ora il primo vettore europeo per passeggeri trasportati. Ryanair è capace di generare per così dire “dal nulla” domanda di viaggio verso un territorio: ci sono infatti tantissimi viaggiatori che scelgono di raggiungere una destinazione non tanto perché sono interessati proprio a quella località ma solo in quanto collegata alla loro città a prezzi molto bassi; se una volta la domanda era ‘devo andare a “B”, quali compagnie aeree mi collegano partendo da “A” ?’, oggi la domanda di milioni di persone è ‘dove posso arrivare viaggiando con Ryanair e partendo da “A” ?’.   Gli aeroporti che riescono a diventare basi di Ryanair creano quindi i presupposti per rapidi e grandi sviluppi del turismo. Alcune Regioni italiane, e fra queste la Puglia lo hanno capito e pur se fra mille dubbi ed incertezze, cercano di utilizzare il sostegno allo sforzo di sviluppo degli aeroporti come leva per la creazione di nuovi flussi turistici.

Nella sua esperienza lavorativa, si è sempre occupato di turismo: a che livello è, in termini di preparazione e professionalità, questa industria, nel nostro paese?
L’industria del turismo italiana riflette, in qualche caso esasperandole, le caratteristiche tipiche dell’intera nazione. In Italia ci sono più  o meno 33.000 hotel posseduti da 31.000 aziende diverse, è facile capire che quasi tutte le aziende possiedono un solo hotel e la gestione è nella stragrande maggioranza dei casi famigliare. Le migliaia di imprenditori del turismo italiano in modo qualche volta confusionario, raramente con un buon coordinamento territoriale, quasi sempre con grandissima dedizione e impegno, in casi fortunati con vero genio imprenditoriale riescono a mantenere il nostro paese fra le prime mete turistiche mondiali.
Quello che non si percepisce è che la realtà del turismo italiano è totalmente a due facce: da un lato sei regioni (nell’ordine Veneto, Trentino Alto Adige, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia e Lazio) contano per il 54% delle presenze totali e per il 65% delle presenze di stranieri, dall’altro le regioni meridionali ed insulari (Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria, Basilicata, Sicilia e Sardegna), contano per il 20% delle presenze totali e per il 13% delle presenze di stranieri.
In altri termini, se nel meridione e in altri territori per ora marginali si realizzasse il vero sviluppo turistico che fino ad ora non c’è stato, si aprirebbero prospettive davvero straordinarie di grande e più equilibrata crescita con conseguente sviluppo occupazionale.

Dove sono, sempre in termini di qualità ricettiva, le “eccellenze” in Italia ? Basta fare un giro nei siti web di turismo 2.0 per comprendere che in Italia non solo continuano a “tenere” distretti turistici di grande tradizione e qualità, spesso caratterizzati anche da alcune strutture ricettive di livello elevatissimo (anche in termini di prezzo) – da Venezia alla Costiera Amalfitana, dai laghi lombardi a Firenze, dalla costa ligure ai comprensori sciistici altoatesini – ma anche che strutture spesso piccole (magari a gestione familiare e che offrono discrete opportunità di lavoro nell’ospitalità e nella ristorazione, ndr) e di fascino con eccellenti rapporti qualità / prezzo sono disseminate davvero ovunque in Italia e contribuiscono alla creazione di un’immagine che continua, nonostante tutto, ad avere appeal nel mondo.

Geraldine Meyer

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